Dalle cavallette assaggiate a Bangkok alle bancarelle con ragni e scorpioni: scopri cosa c’è di vero nello street food thailandese e quali sono i piatti della tradizione da provare.

Quando pensiamo alla Thailandia, probabilmente immaginiamo templi, spiagge, mercati colorati, Pad Thai e street food.
E poi, magari, arriva l’immagine che lascia un po’ più perplessi: un vassoio pieno di cavallette fritte, grilli, scorpioni e persino enormi ragni esposto su una bancarella.
La domanda viene spontanea: ma i thailandesi mangiano davvero tutta questa roba?
La risposta breve è: sì, in Thailandia gli insetti si mangiano davvero. Ma la storia è molto più complessa di quanto possa sembrare guardando una bancarella per turisti.
E questa distinzione secondo me è importante, perché rischiamo facilmente di confondere una tradizione alimentare reale con ciò che viene messo in mostra proprio perché incuriosisce – o impressiona – chi arriva dall’estero.
Gli insetti in Thailandia non sono una leggenda per turisti
Partiamo da una cosa fondamentale: mangiare insetti in Thailandia è una pratica reale e documentata.
La tradizione dell’entomofagia – cioè il consumo di insetti come alimento – è presente nel Paese da secoli, soprattutto nelle regioni settentrionali e nord-orientali, dove gli insetti sono stati storicamente utilizzati anche come fonte di proteine.
E non parliamo soltanto di qualche bancarella destinata agli stranieri.
Tra gli insetti consumati e commercializzati in Thailandia troviamo, per esempio:
- cavallette e locuste
- grilli
- pupe di baco da seta
- bamboo worms, cioè larve di tarma del bambù
- formiche rosse
- cicale
- alcuni coleotteri
- giant water bugs, grandi insetti acquatici
- altri insetti commestibili a seconda della regione e della stagione.
Una revisione scientifica pubblicata nel 2023 ha censito almeno 194 specie di insetti commestibili in Thailandia, con oltre 50 disponibili durante tutto l’anno.
Quindi no: non è una trovata inventata per far provare qualcosa di strano ai turisti.
Ma allora perché vediamo soprattutto scorpioni e ragni?
Ed è qui che la questione diventa interessante.
Se siete stati a Bangkok, probabilmente vi sarà capitato di vedere bancarelle dove, accanto a cavallette e grilli, compaiono anche scorpioni, ragni e altri animali decisamente più spettacolari.
E non è necessariamente corretto prendere quello che vediamo su una bancarella turistica come fotografia dell’intera cucina thailandese.
Una cosa è dire: “In Thailandia si mangiano insetti.“
Un’altra è dire: “I thailandesi mangiano normalmente tutto quello che vedete esposto nelle bancarelle per turisti.“
Non è la stessa cosa.
Gli insetti fanno realmente parte dell’alimentazione thailandese, ma il loro consumo varia molto in base alla regione, alla cultura, alle abitudini familiari e alla disponibilità stagionale.
E alcune bancarelle delle zone più turistiche hanno inevitabilmente anche una componente di spettacolo.
Perché diciamocelo: una cavalletta fritta può essere uno snack; una tarantola infilzata su uno stecchino è anche un’attrazione fotografica.
E le tarantole? Le mangiano davvero?
Qui bisogna fare un po’ di attenzione.
Non sarebbe corretto prendere una bancarella di Khao San Road e usarla per affermare: “In Thailandia le persone mangiano normalmente le tarantole.“
Il fatto che si possano trovare ragni e tarantole venduti come cibo in determinati contesti non significa che siano rappresentativi della cucina quotidiana thailandese.
E c’è anche un motivo per cui questo argomento torna ciclicamente nelle cronache e sui social.
Nell’agosto 2025, per esempio, un giovane creator italiano pubblicò sui social un messaggio riferendo di essere finito in ospedale a Bangkok dopo aver mangiato una tarantola. La vicenda è rimasta soprattutto nell’ambito del racconto social: non ho trovato una ricostruzione medica indipendente che permetta di stabilire con certezza quale sia stata la causa del malore.
Quindi attenzione a non trasformare un racconto social in una verità medica.
Ma questo non significa che il problema della sicurezza alimentare degli insetti sia inventato.
Il problema non è necessariamente l’insetto: è anche come viene conservato
Questa è probabilmente la parte più importante dell’articolo.
Esistono casi scientificamente documentati di persone che si sono sentite male dopo aver mangiato insetti fritti acquistati da venditori ambulanti in Thailandia.
Nel 2014, per esempio, 28 persone su 227 coinvolte in un seminario svilupparono sintomi dopo aver consumato diversi snack, tra cui cavallette fritte e pupe di baco da seta. I sintomi comprendevano rash, prurito, nausea, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie e broncospasmo; due bambini furono ricoverati.
Le analisi rilevarono livelli elevati di istamina nelle cavallette e nelle pupe di baco da seta.
E l’indagine sul venditore è particolarmente interessante: acquistava le materie prime al mercato locale e conservava le proprie scorte congelate a casa, utilizzandole nell’arco di alcuni giorni.
Il Ministero della Salute thailandese ha inoltre spiegato che l’istamina può aumentare negli alimenti proteici quando intervengono contaminazione batterica, conservazione inadeguata o deterioramento.
Quindi la lezione non è: “Non mangiate insetti in Thailandia“, ma piuttosto: “Non basta che un alimento sia tradizionale per essere automaticamente sicuro: anche gli insetti devono essere conservati e preparati correttamente.“
Ma allora mio marito ha fatto una follia?
No, non necessariamente 😅
E qui entra in gioco la mia esperienza.
Io, quando viaggio, assaggio praticamente tutto quello che posso.
Il cibo tradizionale per me è parte integrante del viaggio: mi piace provare piatti nuovi, ingredienti che non conosco, specialità locali e tutto quello che mi permette di entrare davvero nella cultura di un posto.
Ma gli insetti… No.
Quella volta in Thailandia ho tirato fuori la mia regola personale: “Assaggio quasi tutto, ma le zampe lasciamole all’insetto.”
Mio marito, invece, evidentemente aveva meno problemi di me 😂
Durante il nostro viaggio abbiamo acquistato delle piccole cavallette fritte nello street food di Chinatown, a Bangkok, e lui le ha assaggiate.
Io ho preferito guardare.
E devo dire che, a posteriori, questa esperienza mi ha fatto riflettere proprio sulla differenza tra una tradizione gastronomica reale e l’immagine che noi turisti ci costruiamo della Thailandia attraverso certe bancarelle.
Perché quelle cavallette non erano semplicemente un oggetto da fotografare: gli insetti fanno davvero parte della cultura alimentare thailandese.
Ma quindi cosa mangiano davvero in Thailandia?
Ed eccoci al punto.
Perché se qualcuno torna dalla Thailandia raccontando soltanto di aver mangiato una cavalletta si è perso una parte enorme della cucina thailandese.
La Thailandia ha una tradizione gastronomica estremamente ricca, con piatti diversi per ingredienti, preparazioni e regioni.
E tra quelli più conosciuti troviamo:
🍜 Pad Thai
I celebri noodles di riso saltati in padella, generalmente accompagnati da ingredienti come uova, tofu, germogli di soia, tamarindo, arachidi e, a seconda della preparazione, gamberi o carne.
🌶️ Tom Yum
Una zuppa dal gusto intenso, piccante e aromatico, spesso preparata con gamberi e ingredienti come citronella, galanga, foglie di lime kaffir e peperoncino.
🥗 Som Tam
La famosa insalata di papaya verde, fresca, piccante, acida e dolce allo stesso tempo.
🍚 Pad Kra Pao
Carne saltata con basilico sacro thailandese e peperoncino, spesso servita con riso e uovo fritto.
🍛 Massaman Curry
Un curry profumato e più delicato rispetto ad altre preparazioni thailandesi, con influenze della tradizione musulmana e ingredienti come latte di cocco, patate e spezie.
🥭 Mango Sticky Rice
Riso glutinoso al mango con latte di cocco: uno dei dessert thailandesi più conosciuti e, personalmente, uno di quelli che considero quasi impossibili da rifiutare.
Questi sono soltanto alcuni esempi: il Ministero dell’Agricoltura thailandese presenta tra i piatti della cucina nazionale proprio Som Tam, Massaman Curry, Green Curry, Pad Thai e Tom Yum Kung.
E il piccante? In Thailandia non si scherza
Se c’è una cosa che ho capito molto presto durante il nostro viaggio in Thailandia è che, quando si parla di piccante, loro giocano decisamente in un altro campionato!
La cucina thailandese è famosa per l’uso generoso di peperoncino e, anche quando ordini qualcosa che sulla carta sembra assolutamente innocuo, può arrivare quel piccolo momento in cui pensi: “Forse avrei dovuto specificare che sono italiana e non thailandese.”
Nei luoghi più turistici, naturalmente, molti piatti possono essere preparati in maniera un po’ meno piccante proprio per andare incontro ai gusti dei visitatori. Ma basta allontanarsi un po’ dalla versione “addomesticata” dello street food per capire quanto il peperoncino sia parte integrante della cucina locale.
E non è soltanto una questione di quanto un piatto sia piccante: nella cucina thailandese il peperoncino viene utilizzato insieme a lime, erbe aromatiche, spezie, salsa di pesce e altri ingredienti per creare quell’equilibrio incredibile tra piccante, acido, dolce e sapido che la rende immediatamente riconoscibile. E non importa quante volte, ordinando un piatto, ripeterai “no spicy, please“, sarà comunque piccante!
Il Pad Thai più buono? Quello trovato per caso
Tra tutte le cose che abbiamo mangiato in Thailandia, però, c’è un piatto che ricordo ancora particolarmente bene: il Pad Thai più buono che abbia mai mangiato.
E la cosa bella è che non l’ho trovato in un ristorante famoso, né in un posto scelto dopo aver letto decine di recensioni.
L’abbiamo trovato per caso, in un mercato nel centro di Bangkok, preparato in un luogo che sembrava più un garage che una cucina.
Non ricordo nemmeno il nome del mercato – ed è forse proprio questo il bello – ma ricordo perfettamente il piatto.
Una di quelle situazioni in cui ti siedi, ordini qualcosa senza aspettarti niente di particolare e poi arriva il primo boccone e pensi: “Ok, questo è il Pad Thai.”
Ed è anche per questo che quando penso alla cucina thailandese non penso per prima cosa alle cavallette o agli scorpioni. Penso ai profumi dei mercati, alle padelle che sfrigolano, al peperoncino, al lime, alle bancarelle affollate e a quel Pad Thai trovato per caso che, ancora oggi, considero il migliore che abbia mangiato.
La Thailandia non è una bancarella di scorpioni
Ed è forse questo il punto con cui vorrei lasciarti.
Sì, in Thailandia si mangiano insetti.
È una tradizione reale, antica e ancora presente.
Sì, puoi trovare cavallette, grilli, pupe di baco da seta e altri insetti nei mercati e nello street food.
Ma non significa che ogni thailandese mangi abitualmente tarantole e scorpioni.
E soprattutto, quello che viene messo in bella mostra nelle zone turistiche non può essere preso automaticamente come rappresentazione della cucina di un intero Paese.
La Thailandia gastronomica è molto, molto più grande.
È il Pad Thai mangiato in una bancarella affollata.
È il profumo della citronella.
È il peperoncino che ti fa pentire delle tue scelte dopo il primo boccone.
È il mango sticky rice mangiato per strada.
È il Som Tam.
È il curry.
È il mercato.
È anche il gelato al cocco, quello fresco e profumatissimo che puoi trovare nelle bancarelle dei mercati, spesso servito direttamente dentro una noce di cocco e accompagnato da topping più o meno improbabili.
E sì… da qualche parte c’è anche una bancarella con delle cavallette.
Io, almeno, ho lasciato che fosse mio marito a fare da cavia 😂
E se gli insetti proprio non fanno per voi? Niente paura. La Thailandia ha talmente tante cose da assaggiare che potrete tranquillamente lasciarli lì sulla loro bancarella e dedicarvi a tutto il resto. Dal Pad Thai al mango sticky rice, dal Som Tam al curry, fino a quel gelato al cocco che, diciamocelo, dopo aver visto uno scorpione fritto può sembrare improvvisamente la cosa più bella del mondo.
Perché la Thailandia non è una bancarella di scorpioni. È un Paese pieno di sapori, profumi e tradizioni che vale la pena scoprire.
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