Ci sono viaggi che non finiscono quando torni a casa. Ti cambiano dentro, ti costringono a fermarti e a rispondere a quelle domande scomode che hai sempre evitato, aiutandoti a ritrovarti oppure a scoprire una parte di te che non conoscevi.
C’è una differenza enorme tra il partire da soli… e lo stare davvero bene da soli.
Per molto tempo ho pensato che fossero la stessa cosa. Che bastasse prendere un aereo, scegliere una destinazione lontana e ritrovarsi dall’altra parte del mondo per sentirsi automaticamente liberi ed in pace con sé stessi.
Ma poi, col tempo, ho scoperto che non funziona esattamente così.
Perché ho capito che puoi essere da solo in un posto meraviglioso, con il mare davanti agli occhi e il sole sulla pelle… e sentirti comunque spaesato, fuori posto, confuso ed in qualche modo incompleto.
Ma, fortunatamente, ho anche compreso che è proprio da questo ammasso ingarbugliato di pensieri e sentimenti che, invece, puoi iniziare, piano piano, a sentirti finalmente nel posto giusto, a sistemare tutto ciò che hai sempre lasciato in sospeso e, infine, a stare bene con te.
Il mio primo viaggio da sola, a Zanzibar, è stato l’inizio di tutto. Non perché sia stato perfetto né tanto meno facile, ma perché mi ha messa davanti a qualcosa da cui, fino a quel momento, ero sempre scappata, costringendomi ad affrontarlo: il tempo con me stessa. Ma con il senno di poi, posso dire di essere felice di aver trovato il coraggio di sfidare i dubbi iniziali e aver deciso di intraprendere questo viaggio alla scoperta di un nuovo luogo e, allo stesso tempo, di alcuni aspetti di me.
Se stai organizzando un viaggio questa meravigliosa isola e vuoi sapere cosa vedere, dove dormire, quali escursioni fare e come organizzare l’itinerario, trovi tutti i consigli nella mia guida completa di Zanzibar.
Se, invece, ti stai chiedendo cosa significhi davvero partire da soli per la prima volta e come oltrepassare la paura che un’esperienza del genere naturalmente può generare in ognuno di noi, ne ho parlato in modo più pratico e diretto qui → Il rischio di viaggiare da soli? Non poterne più fare a meno.
Ma quello che ho capito dopo… è stato ancora più importante.
Non si tratta solo di partire. Si tratta di imparare a restare e, soprattutto, di tornare migliori di prima.
I giorni lì sono stati un continuo alternarsi di emozioni.
All’inizio c’era quella strana sensazione di libertà, quasi euforia, e il pensiero che stessi facendo qualcosa di grande, qualcosa che avevo sempre rimandato.
E forse è proprio questo il punto e ora lo so: senza quel viaggio, molte cose avrei continuato a rimandarle ancora.
Poi però sono arrivati anche i momenti più silenziosi e solitari. Quelli in cui mi sedevo a tavola ed ero da sola, quelli in cui tornavo in camera e non avevo niente da raccontare a nessuno e quelli in cui guardavo un panorama incredibile e non c’era qualcuno accanto a me con cui condividerlo. E lì, inevitabilmente, arrivavano anche i pensieri e le incertezze.
“Ma chi me l’ha fatto fare?”, “Non sarebbe stato più facile partire con qualcuno?”, “Forse non fa per me…”
La verità è che stare da soli, all’inizio, non è affatto romantico come può sembrare.
Non è come nelle foto. Non è leggerezza, non è libertà assoluta.
È silenzio.
Un silenzio a cui non siamo più abituati perché normalmente, travolti dalla nostra routine quotidiana, tendiamo a riempire ogni spazio: con il telefono, con le persone, con il rumore.
Ma quando tutto questo sparisce… resti solo tu. E non sempre è facile guardarsi dentro davvero né tanto meno siamo pronti a farlo.
Poi però, senza accorgertene, qualcosa comincia a cambiare.
Non succede da un momento all’altro, ovviamente. Non c’è un giorno preciso in cui dici “Ok, adesso ce l’ho fatta!”.
È un processo inconscio e più sottile.
Inizi a rallentare, a smettere di controllare continuamente il telefono, a non sentire più il bisogno di raccontare tutto, subito, a qualcuno.
Ti siedi davanti al mare… e resti lì semplicemente ad ammirarlo.
Senza fare niente, senza pensare a cosa viene dopo e senza più sentire quel bisogno costante di riempire ogni secondo del tuo tempo.
E in quel silenzio, che prima faceva paura, inizi a sentirti… bene. Davvero bene.
Incominci ad ascoltarti, a capire cosa ti piace davvero e cosa, invece, non ti appartiene più. Ma, soprattutto, inizi ad essere in grado di stare con i tuoi pensieri (in particolar modo quelli scomodi e da sempre relegati in un angolo della tua mente) senza volerli scacciare subito.
Ed è proprio lì, in quello spazio nuovo, che ho iniziato a rivalutare e prendere decisioni che fino a quel momento avevo sempre rimandato.
Nel mio caso, è stato tutto molto naturale. Senza nemmeno accorgermene, ho iniziato a rimettere in discussione alcune scelte e a guardare la mia vita da fuori, con più lucidità.
E, soprattutto, a chiedermi cosa stessi davvero rimandando e perché. C’era un sogno che avevo sempre tenuto lì, in un angolo nascosto della mia mente: quello di scrivere. Per anni mi ero raccontata che non fosse il momento giusto e che la mia vita e la mia routine quotidiana non lasciassero spazio a qualcosa del genere.
E così, come molte altre cose, l’avevo messo da parte. Ma in quel silenzio, lontana da tutto… qualcosa è cambiato. Ho ripreso in mano Carpe Diem, il romanzo che da sempre desideravo di scrivere ma che avevo abbandonato troppo presto e ho deciso, finalmente, di dedicargli l’attenzione che meritava, inseguendo il mio sogno (oggi è finalmente finito ed è in fase di editing). Ho trovato il coraggio di creare qualcosa di mio, qualcosa che mi rappresentasse davvero: è così che è nato Sindrome di Wanderlust, il mio spazio, il mio modo di raccontare il viaggio e tutto ciò che porta con sé. E senza nemmeno rendermene conto, da tutto questo è nato anche Ti meriti il mondo. Tutte cose che, probabilmente, senza quel viaggio… non avrebbero mai trovato il loro spazio. Ed è lì che capisci una cosa che nessuno ti spiega davvero: stare da soli non significa essere soli.
Da quel momento, qualcosa dentro di te cambia. E non torna più come prima.
Cambia il modo in cui vivi il tempo. Non hai più bisogno di riempirlo tutto.
Cambia il modo in cui vivi le persone. Non cerchi più qualcuno “per forza”, ma qualcuno che ti faccia stare davvero bene.
Cambia il modo in cui torni a casa. Perché torni diverso. Più consapevole. Più selettivo. Più libero.
E soprattutto… più in pace.
Perché quando impari a stare bene con te stesso, non accetti più qualsiasi cosa pur di non sentirti solo.
Non resti più in situazioni che non ti fanno stare bene. Non ti accontenti. Scegli.
E questa è una delle forme di libertà più grandi che esistano.
Non serve per forza andare dall’altra parte del mondo per arrivare a questo punto.
Ma a volte è proprio quello che ci serve per iniziare.
Per staccare davvero. Per uscire dai soliti schemi. Per smettere di scappare.
Perché, alla fine, il viaggio più difficile non è quello che fai fuori, ma quello che fai dentro di te.
E quando inizi davvero a stare bene con te stesso… non è più solitudine.
È libertà.
✨ E tu, hai mai vissuto un viaggio che ti ha cambiato senza che ne accorgessi davvero mentre lo stavi vivendo?
Raccontamelo nei commenti: le tue esperienze, le domande che ti sei fatto, o anche solo quella sensazione difficile da spiegare che arriva quando parti e torni a casa diverso.
📬 Ti è piaciuto questo racconto tra silenzi, libertà e consapevolezze che arrivano piano piano?
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