
Tutto è cominciato a Praga. E no, non con un tram che sferraglia nel centro storico o con un panorama da cartolina sul Ponte Carlo al tramonto.
È cominciato con lui: l’Orologio Astronomico. O meglio, con quello che sarebbe dovuto essere l’Orologio Astronomico, se non fosse stato completamente avvolto da impalcature, teli e un’impalpabile coltre di delusione.
Me lo ero sempre immaginato maestoso, misterioso, con le sue figure in movimento a ogni ora… e invece, niente. Solo qualche cartello, l’eco lontana di un trapano e un turista giapponese che cercava disperatamente di capire se fosse nel posto giusto.
Pensavo fosse un caso. Un colpo di sfortuna qualsiasi. Un monumento in restauro su centinaia visti in vita mia. Ma quella visione impacchettata, quella sensazione di aver perso qualcosa che era lì a pochi metri da me ma inaccessibile, non era un episodio isolato.
Era solo l’inizio di una lunga e tragicomica saga. E io, ignara, stavo per diventare la protagonista di quella che oggi chiamo – con affetto e un pizzico di esasperazione – la mia maledizione delle impalcature.
Una lunga lista di (non) visioni
La seconda vittima? Londra.
Il Big Ben. O meglio: la Torre Elizabeth e il Palazzo di Westminster, completamente avvolti da impalcature, teloni e un’atmosfera da cantiere in pausa pranzo.
Una Londra perfettamente grigia, perfettamente bagnata, perfettamente coperta da lavori in corso. Un monumento iconico che avevo visto mille volte in foto e che nella realtà… semplicemente, non c’era.
E da lì in poi, è stato un crescendo di tragicomiche coincidenze.
Non ci credi? Ti porto in tour tra le meraviglie… impacchettate.
✦ Ad Istanbul, la mia maledizione ha alzato l’asticella.
L’imponente, meravigliosa Hagia Sophia, patrimonio UNESCO e ponte tra Oriente e Occidente, era praticamente irriconoscibile sotto strati di ponteggi e teli.
Una delle meraviglie del mondo, ridotta a sfondo da cantiere.
Ma dai, chi può dire di aver visto la Hagia Sophia in versione industrial-chic?
✦ In Baviera, mi arrampico fino al leggendario Castello di Neuschwanstein, quello delle fiabe, delle principesse Disney, dei sogni…
Impalcato. Tutta la facciata. Tutta.
Mi restavano giusto i piccioni, almeno loro visibili.
✦ A Budapest, il meraviglioso Ponte delle Catene sembrava più un progetto in fase beta che un simbolo della città. Un po’ ponte, un po’ scatolone.
✦ A Friburgo, cerco la cattedrale per fotografarla dalla piazza…
Indovina?
Un lato perfettamente impalcato, proprio quello da cui passava il sole al tramonto. Giustamente.
✦ A Rodi, doppietta della maledizione.
Primo colpo: arrivo all’Acropoli di Rodi, emozionata di ammirare i resti del Tempio di Apollo, e li trovo… completamente impalcati.
Apollo, evidentemente, era in restauro.
Ma non finisce qui: noleggio un’auto appositamente per arrivare fino a Prassonissi, dove la striscia di sabbia unisce due mari…
E che trovo? Alta marea. Niente striscia. Solo acqua ovunque.
La mia maledizione, stavolta, ha deciso di evolversi in effetto Atlantide.
✦ A Cracovia, sogno la vista sulla piazza con la cattedrale in primo piano.
Anche lì: metà chiesa sparita, probabilmente in ferie con Apollo.
✦ A Bangkok, il Grande Buddha mi aspetta. O meglio: quasi mi aspetta.
Perché anche lui, evidentemente, aveva deciso di prendersi una pausa… sotto una bella impalcatura dorata.
✦ E poi c’è l’Egitto.
Sì, anche lì la maledizione ha tentato un colpo basso.
Un minuscolo ponteggio sul retro della Sfinge. Una roba appena visibile… ma io l’ho visto.
Un colpo basso. Una provocazione. Un promemoria: “Ehi, lo sai che ti tengo d’occhio.”
Ma a volte… si evolve
In rare, rarissime occasioni, la mia maledizione ha preso una forma diversa: il maltempo.
Tipo quella volta in cui salivo a vedere un castello con vista, e all’improvviso il cielo ha deciso di trasformarsi in un grigio compatto da “effetto nebbia fantozziana”.
Ma tranquilli: niente temporali violenti o disastri. Solo quel velo sottile di “ah, peccato” che ormai mi accompagna con affetto.
Ma la sai una cosa? Ci ho fatto pace
Se c’è una cosa che i viaggi mi stanno insegnando – oltre a riconoscere le impalcature a chilometri di distanza – è che l’imprevisto fa parte del gioco.
E che a volte, proprio quando un luogo non si presenta come nei sogni, succede qualcosa di inaspettato: scopri un altro punto di vista, cammini più lentamente, noti dettagli che non avresti mai visto.
Ti liberi dall’ossessione del “devo vedere tutto” e cominci a vivere il viaggio, non solo a documentarlo.
Le mie impalcature, ormai, sono una specie di portafortuna: arrivano quando abbasso le aspettative e inizio davvero ad ascoltare il luogo.
Quindi sì, continuerò a prenderle in giro, ma sotto sotto so che hanno qualcosa da dirmi.
E la prossima volta che mi troverò davanti all’ennesimo telo bianco?
Sorriderò. E scatterò comunque una foto.
Perché anche i cantieri, alla fine, fanno parte del viaggio.
P.S. Se anche tu sei stato colpito dalla maledizione delle impalcature, tranquillo. Non sei solo.
Siamo in tanti, sparsi per il mondo, a fotografare teli bianchi e sorridere davanti a cantieri improvvisi.
Forse dovremmo fondare un club. La prima regola? Portarsi sempre un po’ di ironia in valigia.
✨ E tu, sei mai inciampato in un monumento impacchettato proprio quando lo sognavi da mesi?
Raccontami nei commenti le tue esperienze tragicomiche, le tue “maledizioni di viaggio” o anche solo le tue domande e curiosità — mi farà davvero piacere leggerti e rispondere!
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