Scopri cosa vedere a Zanzibar, le escursioni più belle, dove dormire e tutti i consigli pratici per organizzare un viaggio indimenticabile sull’isola.

Ci sono viaggi che programmi per mesi e altri che arrivano quasi per caso. Poi ci sono quelli che, senza che tu te ne renda conto, finiscono per lasciare un segno profondo.
Per me Zanzibar è stato tutto questo.
È stata la meta del mio primo viaggio in solitaria, una scelta che all’inizio mi spaventava ma che si è trasformata in una delle esperienze più importanti della mia vita. Se anche tu stai pensando di partire da solo, ti consiglio di leggere il mio articolo “Il rischio di viaggiare da soli? Non poterne più fare a meno“, dove racconto come quella partenza abbia cambiato completamente il mio modo di vivere i viaggi.
Con il senno di poi, mi rendo conto che Zanzibar è stato anche il viaggio che non mi aspettavo, quello che mi ha insegnato ad affidarmi di più a me stessa e a guardare il mondo con occhi diversi. Non è un caso che gli abbia dedicato anche un articolo a parte, perché alcune esperienze meritano di essere raccontate oltre una semplice guida di viaggio.
In questo articolo, invece, voglio accompagnarti alla scoperta di Zanzibar con i miei consigli, le esperienze che ho vissuto in prima persona e alcune informazioni pratiche aggiornate per aiutarti a organizzare il tuo viaggio nel modo migliore.
Perché scegliere Zanzibar?
Quando si pensa a Zanzibar, la prima immagine che viene in mente è quella di spiagge bianchissime, mare turchese e palme che sembrano uscite da una cartolina. E sì, tutto questo esiste davvero.
Ma Zanzibar è molto più di una destinazione balneare.
È un’isola dove la cultura swahili si intreccia con influenze arabe, africane ed europee, dove ogni villaggio ha un ritmo diverso e dove basta allontanarsi dai resort per scoprire una realtà autentica fatta di mercati, pescatori, bambini che giocano sulla spiaggia e sorrisi che difficilmente si dimenticano.
È una meta perfetta sia per chi desidera rilassarsi in riva all’oceano, sia per chi vuole alternare il mare a escursioni, natura e cultura. Durante il mio viaggio ho visitato Stone Town, esplorato la Jozani Forest, trascorso una giornata tra Prison Island e Nakupenda, assistito a uno dei tramonti più belli di Kendwa e persino vissuto l’emozione di un safari in Tanzania, al Mikumi National Park.
Insomma, Zanzibar riesce a mettere d’accordo un po’ tutti: chi cerca relax, chi ama l’avventura e chi, come me, parte con la voglia di lasciarsi sorprendere.
Se stai preparando il viaggio, potrebbe esserti utile anche la mia checklist con i 12 accessori che porto sempre in viaggio con me, così da non dimenticare nulla di importante.
Informazioni utili prima di partire
Prima di preparare la valigia, ci sono alcune informazioni che è bene conoscere. Alcune regole, infatti, sono cambiate rispetto a quando ho visitato Zanzibar.
🛂 Documenti
Per entrare a Zanzibar (Tanzania) è necessario essere in possesso di un passaporto con validità residua sufficiente e del visto d’ingresso, che può essere richiesto secondo le modalità previste dalle autorità tanzaniane.
🛡️ Assicurazione sanitaria
Quando ho visitato Zanzibar avevo scelto di stipulare un’assicurazione sanitaria privata, anche se all’epoca non era obbligatoria.
Oggi, invece, prima della partenza è importante verificare le disposizioni in vigore, perché sono stati introdotti nuovi requisiti, tra cui un’assicurazione obbligatoria specifica per i visitatori di Zanzibar. Ti consiglio sempre di controllare le informazioni ufficiali poco prima del viaggio, perché le normative possono cambiare.
Se vuoi capire quando conviene fare un’assicurazione di viaggio, cosa dovrebbe coprire e quali aspetti controllare prima di sceglierla, ho raccolto tutto nella mia guida dedicata: Assicurazione di viaggio: serve davvero? Quando conviene e cosa copre.
💰 Tasse e costi
Anche alcuni costi sono cambiati negli ultimi anni. Oltre alle spese di viaggio tradizionali, informati in anticipo su eventuali tasse locali o contributi richiesti ai turisti, così da evitare sorprese una volta arrivato sull’isola.
📶 Connessione internet
Un ultimo aspetto da non sottovalutare prima della partenza è la connessione internet. Avere accesso a Google Maps, WhatsApp o alle prenotazioni può rivelarsi molto utile durante il viaggio, soprattutto appena arrivati. Oggi una delle soluzioni più pratiche è utilizzare una eSIM, che permette di avere internet all’estero senza dover acquistare una SIM locale. Se vuoi capire come funziona, quali sono i vantaggi e come scegliere quella più adatta, trovi tutti i dettagli nella mia guida su come avere internet all’estero con una eSIM. Se hai già scelto di utilizzare una eSIM durante il tuo viaggio, puoi acquistare direttamente la eSIM Holafly per la Tanzania e utilizzare il codice sconto WANDERLUSTBLOG per ottenere uno sconto sull’acquisto.
💧 Acqua del rubinetto
A Zanzibar è importante prestare attenzione all’acqua che si beve. Per i viaggiatori è consigliabile evitare di bere l’acqua direttamente dal rubinetto e preferire acqua imbottigliata e sigillata. La stessa attenzione va riservata anche al ghiaccio e all’acqua utilizzata per lavarsi i denti.
Se vuoi approfondire il tema e scoprire dove si può bere l’acqua del rubinetto nel mondo e dove è meglio evitarla, ho raccolto consigli e informazioni utili nella mia guida dedicata:
👉 Acqua del rubinetto nel mondo: dove si può bere e dove no?
Dove alloggiare a Zanzibar
Una delle decisioni più importanti quando si organizza un viaggio a Zanzibar è scegliere la zona in cui soggiornare. Ogni spiaggia ha caratteristiche diverse e non esiste una risposta giusta per tutti.
Io ho scelto di alloggiare a Pwani Mchangani, sulla costa nord-orientale dell’isola, e, tornassi indietro, rifarei la stessa scelta.
Il motivo è semplice: si trova in una posizione strategica, più o meno a metà tra il nord e il sud di Zanzibar. Questo mi ha permesso di raggiungere comodamente tutte le escursioni che avevo programmato, senza dover affrontare trasferimenti troppo lunghi ogni giorno.
Inoltre, rispetto ad altre località più famose come Nungwi o Kiwengwa, ho trovato Pwani Mchangani decisamente più tranquilla. Cercavo un luogo dove rilassarmi dopo le escursioni, lontano dalla confusione e dal turismo più intenso, e si è rivelata la scelta perfetta.
Ho soggiornato al Waridi Beach Resort, un piccolo villaggio in stile swahili che mi ha conquistata fin dal primo giorno. Non è il classico resort con centinaia di camere, ma una struttura raccolta, composta da pochi bungalow immersi nel verde, con una bellissima spiaggia privata e un’atmosfera quasi familiare.
È proprio questa dimensione più intima che ho apprezzato di più. Dopo una giornata trascorsa tra escursioni e visite, era piacevole tornare in un ambiente tranquillo, rilassarsi davanti al mare e sentirsi accolti come a casa.
Se dovessi tornare a Zanzibar, probabilmente sceglierei ancora questa zona.
🗺️ I luoghi che ho visitato a Zanzibar
Per aiutarti a orientarti meglio, ho raccolto sulla mappa tutti i luoghi che ho visitato durante il mio viaggio a Zanzibar. Ti sarà utile per capire dove si trovano le principali tappe dell’itinerario e organizzare più facilmente gli spostamenti sull’isola.

Jozani Forest, Jambiani, Mtende Beach e Salaam Cave Aquarium
La prima escursione del mio viaggio mi ha portata nella parte sud-orientale di Zanzibar, un’area dell’isola che racchiude natura, spiagge spettacolari e alcuni dei luoghi più caratteristici da visitare.
La giornata è iniziata con la Jozani Forest, l’unico parco nazionale di Zanzibar e uno dei pochi luoghi al mondo dove è possibile osservare da vicino le scimmie colobo rosso, una specie endemica dell’isola. Passeggiare tra la vegetazione, ascoltando i rumori della foresta e vedendo questi simpatici primati saltare da un albero all’altro, è stata un’esperienza davvero piacevole.
Una delle cose che ricordo con più affetto, però, non riguarda un luogo in particolare, ma le persone. Essendo partita da sola, durante questa escursione ho conosciuto altri viaggiatori provenienti da diversi Paesi. Tra una tappa e l’altra abbiamo iniziato a parlare, ci siamo ritrovati a pranzare insieme e a condividere la giornata come se ci conoscessimo da tempo. È uno di quei piccoli momenti che rendono speciale un viaggio e che, spesso, non trovi scritti nelle guide.
La tappa successiva è stata Jambiani Beach, una delle spiagge più tranquille della costa orientale. Qui ci siamo fermati per pranzo, con il mare che cambiava colore a seconda della luce e un’atmosfera rilassata che invitava semplicemente a godersi il momento.
Successivamente abbiamo raggiunto il Salaam Cave Aquarium, una piscina naturale dove è possibile entrare in acqua e nuotare insieme alle tartarughe marine. È stata un’esperienza particolare e diversa dal solito, che consiglio a chi ama il contatto con la natura, ricordando però di rispettare sempre gli animali e seguire le indicazioni dello staff.
Al Salaam Cave Aquarium è possibile fare il bagno insieme alle tartarughe marine, sempre nel rispetto del loro benessere e del loro habitat
La giornata si è conclusa a Mtende Beach, una delle spiagge che più mi hanno colpita. Per raggiungerla bisogna scendere lungo un sentiero che conduce a una piccola baia incastonata tra alte pareti di roccia. Appena arrivati ci hanno accolti con della frutta fresca, mentre il vento e il rumore delle onde rendevano l’atmosfera ancora più suggestiva. È una spiaggia diversa da quelle più famose di Zanzibar, forse meno conosciuta, ma proprio per questo capace di regalare un colpo d’occhio davvero speciale.
Prison Island e Nakupenda: tra tartarughe giganti e una lingua di sabbia che scompare con la marea
La seconda escursione del mio viaggio è stata una di quelle che aspettavo con più curiosità. Dopo essere stata prelevata in hotel, ho raggiunto Stone Town, la capitale di Zanzibar, da dove partono le imbarcazioni dirette verso Prison Island e Nakupenda.
La traversata è iniziata a bordo di una delle tradizionali barche in legno utilizzate dai pescatori locali. A prima vista possono sembrare imbarcazioni molto essenziali e confesso che il primo pensiero è stato: “Speriamo che galleggi davvero!”. Dopo pochi minuti, però, ogni dubbio è sparito.
Durante la navigazione l’equipaggio ha iniziato a cantare alcune canzoni in swahili e, tra risate e tentativi di seguire il ritmo, ci siamo ritrovati tutti a cantare insieme. È stato uno di quei momenti semplici che, senza accorgertene, finiscono tra i ricordi più belli del viaggio.
Prison Island e le sue tartarughe giganti
La prima tappa è stata Prison Island, conosciuta anche come Changuu Island.
Nonostante il nome, quest’isola non fu mai utilizzata come una vera prigione operativa. Alla fine del XIX secolo venne costruito un edificio destinato inizialmente a ospitare una prigione, ma fu poi utilizzato principalmente come luogo di quarantena per chi arrivava a Zanzibar durante le epidemie.
Oggi, oltre ai resti di quell’edificio storico, l’isola è famosa soprattutto per le sue tartarughe giganti di Aldabra.
Questi magnifici animali non sono originari di Zanzibar: furono infatti donati dal governatore delle Seychelles alla fine dell’Ottocento e da allora vivono sull’isola, dove sono protetti. Alcuni esemplari hanno oltre un secolo di vita e osservarli così da vicino è davvero emozionante.
È possibile avvicinarsi e accarezzarli, ma sempre con grande rispetto, ricordando che si tratta di animali selvatici e che il loro benessere deve venire prima di qualsiasi fotografia.
Dopo aver visitato i resti dell’antica struttura e passeggiato sull’isola, siamo tornati in barca per raggiungere quella che, probabilmente, è l’immagine più iconica di Zanzibar.
Nakupenda, la lingua di sabbia che compare e scompare
Nakupenda è una spettacolare lingua di sabbia bianca che emerge soltanto durante la bassa marea. Con l’alta marea, invece, viene completamente sommersa dall’oceano, per poi riapparire il giorno successivo.
Quando l’ho visitata io era ancora un luogo relativamente tranquillo. Siamo arrivati abbastanza presto e, anche se con il passare delle ore sono arrivate altre barche, si riusciva comunque a trovare il proprio spazio e a godersi questo angolo di paradiso.
Negli ultimi anni, però, Zanzibar è diventata una meta sempre più popolare e Nakupenda è una delle escursioni più richieste. Oggi, soprattutto nei periodi di alta stagione e nelle ore centrali della giornata, può risultare molto affollata. Se preferisci vivere un’esperienza più rilassata, può valere la pena informarsi anche su altre lingue di sabbia meno frequentate.
Una delle cose che mi ha colpito di più è stata l’organizzazione del pranzo. In pochi minuti l’equipaggio ha trasformato quella striscia di sabbia in un vero e proprio ristorante a cielo aperto: tavoli, cucina da campo, griglia… tutto montato direttamente sulla spiaggia.
Il pranzo era a base di pesce freschissimo appena pescato e ricordo ancora un’aragosta semplicemente spettacolare, una delle più buone che abbia mai mangiato.
Il pranzo viene preparato direttamente sulla lingua di sabbia di Nakupenda con pesce fresco appena pescato, regalando un’esperienza ancora più autentica
Dopo pranzo c’è tutto il tempo per rilassarsi, fare il bagno nelle acque trasparenti o semplicemente godersi il panorama. Poi, lentamente, arriva il momento di ripartire. La marea comincia a salire e quella lingua di sabbia, che poche ore prima sembrava un’isola, torna lentamente a scomparire sotto il mare.
È proprio questa sua natura effimera a renderla così speciale: sai che il giorno dopo riapparirà, ma solo per qualche ora, prima di lasciare nuovamente spazio all’oceano.
Il tramonto di Kendwa: uno spettacolo da non perdere
Se c’è un’esperienza che ti consiglio di vivere durante un viaggio a Zanzibar, è assistere almeno una volta al tramonto di Kendwa.
Una sera ho deciso di lasciare il resort e raggiungere questa famosa spiaggia situata nella parte settentrionale dell’isola. Dal mio hotel, a Pwani Mchangani, il tragitto in auto è durato circa un’ora, ma ne è valsa assolutamente la pena.
Kendwa è una delle spiagge più conosciute di Zanzibar, sia per il suo mare cristallino che per i tramonti spettacolari che ogni sera attirano viaggiatori da ogni parte del mondo.
La spiaggia è molto ampia e alterna tratti di spiaggia libera a quelli appartenenti ai vari resort. La cosa bella, però, è che si può passeggiare tranquillamente lungo tutta la costa, godendosi il panorama senza fretta.
Quando il sole inizia a scendere verso l’orizzonte, il cielo si riempie di sfumature arancioni, rosa e dorate, mentre le tradizionali imbarcazioni in legno, i dhow, si stagliano in controluce sul mare. È una di quelle immagini che probabilmente avrai visto centinaia di volte nelle fotografie di Zanzibar, ma viverla dal vivo è tutta un’altra cosa.
Se preferisci goderti questo momento da una prospettiva diversa, a Kendwa vengono organizzate anche crociere al tramonto a bordo delle tradizionali dhow. Io non sono riuscita a farne una perché non mi ero organizzata in tempo, ma se hai la possibilità ti consiglio di prenderla in considerazione: ammirare il tramonto direttamente dal mare dev’essere un’esperienza davvero suggestiva.
Mi sono semplicemente seduta sulla sabbia ad ammirare lo spettacolo della natura, senza fretta, lasciando che il tempo scorresse lentamente. A volte non serve fare grandi cose: basta fermarsi qualche minuto per capire perché alcuni luoghi rimangono impressi nel cuore.
Se il tuo itinerario lo permette, cerca di dedicare almeno una serata a Kendwa. Per me è stato uno dei momenti più belli e rilassanti dell’intero viaggio.
Safari al Mikumi National Park: vale la pena partire da Zanzibar?
Quando ho organizzato il viaggio a Zanzibar, c’era un’esperienza che sognavo di vivere: un safari in Africa.
Purtroppo avevo a disposizione soltanto una settimana e il tempo non era sufficiente per aggiungere un vero safari di più giorni nei grandi parchi della Tanzania, come il Serengeti o il Parco Nazionale del Tarangire, che consiglio assolutamente a chi ha la possibilità di dedicare qualche giorno in più a questa magnifica destinazione.
Non volevo però rinunciare del tutto a vedere gli animali nel loro habitat naturale e così ho scelto un’escursione giornaliera al Mikumi National Park.
La giornata è iniziata prestissimo con un breve trasferimento in aeroporto e un volo interno di circa un’ora a bordo di un piccolo aereo. È stata un’esperienza particolare già di per sé: sorvolare la Tanzania e atterrare direttamente all’interno del parco regala un’emozione difficile da dimenticare.
Una volta arrivati, si sale sulle classiche jeep da safari e inizia l’esplorazione del Mikumi National Park, uno dei parchi nazionali più accessibili della Tanzania.
Durante il percorso abbiamo avuto la fortuna di osservare numerosi animali nel loro ambiente naturale, vivendo, anche se per poche ore, quella sensazione di libertà che solo un safari riesce a trasmettere.
A metà giornata ci siamo fermati per il pranzo in una struttura situata all’interno del parco, prima di riprendere il safari e, nel pomeriggio, rientrare a Zanzibar.
Naturalmente questa esperienza non può essere paragonata a un safari di più giorni nei grandi parchi del nord della Tanzania, dove le probabilità di avvistare un numero maggiore di animali e vivere un’immersione completa nella natura sono decisamente superiori.
Tuttavia, se come me hai poco tempo a disposizione ma non vuoi rinunciare all’emozione di un safari africano, questa escursione rappresenta un ottimo compromesso. Ti permette di assaporare, anche solo per un giorno, una delle esperienze più iconiche che l’Africa possa offrire.
Se vuoi sapere com’è stata nel dettaglio la mia esperienza al Mikumi, dal piccolo volo da Zanzibar alla giornata in jeep nella savana, ho raccontato tutto in questo articolo:
👉 Vale la pena fare un safari al Mikumi da Zanzibar? Costi, emozioni e cosa aspettarsi
Stone Town e il tour delle spezie: un viaggio nella cultura di Zanzibar
L’ultima escursione del mio viaggio mi ha permesso di conoscere un lato completamente diverso di Zanzibar, lontano dalle spiagge e dal mare cristallino.
La mattina è iniziata con il famoso tour delle spezie, una delle esperienze più caratteristiche dell’isola. Non a caso Zanzibar è conosciuta anche come “l’Isola delle Spezie”: per secoli è stata uno dei principali produttori di chiodi di garofano, cannella, noce moscata, vaniglia, pepe e molte altre spezie che ancora oggi fanno parte della cultura e dell’economia locale.
Ho visitato una delle tipiche fattorie delle spezie, dove una guida ci ha accompagnati alla scoperta delle diverse coltivazioni, spiegandoci come vengono coltivate, raccolte e utilizzate non solo in cucina, ma anche nella cosmetica e nella medicina tradizionale.
È stato sorprendente scoprire quante piante conoscessi solo sotto forma di spezie già confezionate e poterle vedere, annusare e toccare direttamente nel loro ambiente naturale.
Uno dei momenti che ricordo con più piacere è stato quando un ragazzo si è arrampicato a mani nude su una palma da cocco con un’agilità incredibile. In pochi minuti ha raccolto una noce di cocco che abbiamo bevuto direttamente appena aperta. Un gesto semplice, ma che racconta perfettamente il legame tra gli abitanti di Zanzibar e la loro terra.
Prima di ripartire ho approfittato dei piccoli negozietti presenti all’interno della piantagione per acquistare alcuni prodotti realizzati con le spezie locali, tra cui profumi e creme artigianali. Un modo diverso dal solito per portare a casa un ricordo del viaggio.
Nel pomeriggio ci siamo invece spostati a Stone Town, il cuore storico di Zanzibar e patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Passeggiare tra i suoi vicoli è come fare un salto indietro nel tempo. Le strette stradine, i mercati, le grandi porte in legno finemente intagliate e gli edifici che raccontano influenze arabe, africane, indiane ed europee rendono questa città completamente diversa dal resto dell’isola.
Accompagnata dalla guida, ho visitato alcuni dei luoghi più importanti del centro storico, tra cui la celebre Freddie Mercury House, l’edificio dove nacque il cantante dei Queen. Anche per chi non è un appassionato della band, è una tappa curiosa che racconta un pezzo della storia di Stone Town.
Stone Town è il luogo ideale per scoprire l’anima più autentica di Zanzibar. Se le spiagge conquistano per i loro colori, il centro storico affascina per la sua storia, la sua cultura e quell’atmosfera vivace che si respira passeggiando tra i vicoli.
I momenti più belli? Quelli che non erano in programma
Per quanto abbia amato tutte le escursioni che ho fatto, alcuni dei ricordi più belli di Zanzibar non sono legati a un luogo preciso, ma ai piccoli momenti vissuti senza un programma.
Durante una passeggiata sulla spiaggia ho deciso di seguire uno dei beach boys locali, che mi ha accompagnata a vedere alcune splendide stelle marine. È stata un’esperienza molto semplice, ma anche un’occasione per ricordare quanto sia importante rispettare l’ambiente. Le stelle marine non devono mai essere sollevate dall’acqua per scattare una fotografia: basta osservarle nel loro habitat naturale per apprezzarne tutta la bellezza, senza arrecare loro alcun danno!
Un altro ricordo che porto nel cuore sono le chiacchierate con i Masai, una presenza ormai familiare su molte spiagge di Zanzibar. Sebbene siano originari della Tanzania settentrionale e del Kenya, negli ultimi anni molti di loro si sono trasferiti sull’isola, dove lavorano vendendo oggetti di artigianato, accompagnando i turisti durante le passeggiate o semplicemente raccontando la loro cultura e le loro tradizioni.
All’inizio possono sembrare persone che cercano soltanto di venderti qualcosa, ma fermandosi qualche minuto a parlare si scopre molto di più. Ho avuto la fortuna di ascoltare alcune delle loro storie, conoscere meglio il loro stile di vita e condividere qualche momento di semplice conversazione.
Sono proprio questi incontri che, secondo me, rendono un viaggio speciale. Le escursioni mostrano i luoghi, ma sono le persone a dare davvero un’anima a una destinazione.
È anche per questo che Zanzibar mi è rimasta nel cuore. Non soltanto per il mare, i tramonti o le spiagge, ma per la sensazione di essere entrata, anche solo per pochi giorni, in una cultura diversa dalla mia, fatta di sorrisi, semplicità e un ritmo di vita che invita a rallentare.
Conclusioni
Zanzibar è stata molto più di una semplice vacanza al mare.
È stata la destinazione che mi ha fatto capire quanto un viaggio possa insegnare, sorprendere e cambiare il modo di vedere il mondo. Mi ha regalato paesaggi incredibili, incontri inaspettati, escursioni indimenticabili e la possibilità di conoscere una cultura completamente diversa dalla mia.
Ancora oggi, ripensando a quei giorni, non ricordo soltanto le spiagge di sabbia bianca o il mare dalle mille sfumature di blu. Ricordo le persone incontrate lungo il cammino, le risate condivise con perfetti sconosciuti, le canzoni cantate in barca, i tramonti osservati in silenzio e quella sensazione di libertà che solo alcuni viaggi riescono a regalare.
Se stai pensando di visitare Zanzibar, il mio consiglio è di non limitarti a vivere il villaggio turistico. Esplora l’isola, parla con le persone del posto, assaggia i sapori locali e lasciati sorprendere da tutto ciò che va oltre le fotografie da cartolina.
Perché, alla fine, sono proprio quelle esperienze inaspettate a trasformare un viaggio in un ricordo che rimarrà con te per sempre.
Ed è esattamente quello che è successo a me.
Se questa guida ti ha fatto venire voglia di partire, ti consiglio di leggere anche l’articolo “Il viaggio che non avevi previsto, ma che ha finito per cambiarti davvero“. Lì racconto cosa mi ha lasciato Zanzibar una volta tornata a casa e perché questo viaggio ha avuto un posto speciale nella mia vita.
Vuoi vivere anche tu queste esperienze a Zanzibar?
Durante il mio viaggio ho visitato alcuni dei luoghi più belli dell’isola. Se preferisci organizzare tutto prima della partenza, qui trovi le escursioni simili a quelle che ho raccontato in questo articolo.
- Jozani Forest, Salaam Cave Aquarium e Mtende Beach → https://gyg.me/hKyig8Gu
- Prison Island e Nakupenda → https://gyg.me/aYDpQk5V
- Safari al Mikumi National Park → https://gyg.me/yMfpwYsz
- Stone Town e Tour delle Spezie → https://gyg.me/MivrExiw
- Crociera in dhow al tramonto a Kendwa → https://gyg.me/KmWMm8r0
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